La pillola abortiva e l’illusione del falso progresso
La Consulta diocesana delle aggregazioni laicali interviene sulla campagna pro aborto farmacologico che tappezza le città
Un manifesto in questi giorni, in questo tempo pasquale durante il quale i cristiani celebrano la resurrezione e la vita, pubblicizza l’aborto farmacologico. Un’iniziativa promossa dall’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti con la quale hanno tappezzato le principali città d’Italia e anche Pistoia. Un’evidente provocazione presentata come una “scoperta scientifica meravigliosa” a favore della donna. In questi tempi si invoca la tutela dell’ambiente, degli animali, il rispetto di tutte le forme di vita, ed è cresciuta anche l’attenzione alla salute dell’umanità, messa in pericolo dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del cibo per opera dell’uomo stesso. Quindi perché sostanze chimiche che, come un veleno, hanno la capacità di uccidere un embrione possono essere reclamizzate come un farmaco sicuro e da assumere senza problemi? Non si tratta piuttosto di una falsificazione della realtà e di un messaggio fuorviante e menzognero soprattutto per le giovani donne?
Giuseppe Noia, docente di Medicina dell’età prenatale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore dell’Unità operativa perinatale del Policlinico Gemelli afferma che la pillola Ru486 «non è né sicura, né indolore, né semplice da usare». Allo stesso modo, i progressi medici scientifici legati alle nuove tecnologie mettono in evidenza il meraviglioso – questo sì che è meraviglioso – processo di sviluppo della vita umana e la relazione tra madre e figlio che inizia fin dal grembo materno. «Ancora una volta – sottolinea il professor Noia – non si vuole vedere il grande miracolo della relazione tra madre e figlio che si instaura fin dai primi istanti, dimostrato dalla scienza e testimoniato dalla sofferenza di tante donne dopo un aborto spontaneo a 7-8 settimane di gestazione. Ne ho seguite più di 400 e tutte mi hanno confidato un profondo dolore incompreso dagli altri».
Una mamma aiutata dal Movimento per la Vita racconta come la sua scelta iniziale di abortire fosse determinata dall’angoscia per una situazione familiare precaria e racconta: «i fatti della vita possono anche portarci alla disperazione, ma bisogna cercare aiuto e non rimanere chiusi in una stanza come volevo fare io! Grazie a chi mi ha voluto bene, sono riuscita a fare la scelta che già dentro di me era scritta». La scelta della vita. Non serve avere una fede religiosa per capire ciò che la ragione e il buon senso possono vedere con evidenza: che giudicare l’aborto -a prescindere dalla metodica con la quale esso sia compiuto – una conquista è una grande mistificazione della realtà.
L’aborto farmacologico consiste nella somministrazione di una pillola, la Ru 486, che provoca la morte del nascituro e, con ulteriori farmaci, ne avviene l’espulsione: un processo che talvolta «può durare fino a due settimane – afferma ancora Noia – mentre il British Medical Journal riferisce che nel 56 % dei casi in età gestazionale elevata la donna subisce l’esperienza devastante di vedere l’embrione espulso con tutto il sacchetto gestazionale ». Un’esperienza del genere come non può non avere effetti negativi sulla salute della donna?
In conclusione, propagandare l’aborto come un progresso non può che essere frutto di un modo di pensare del tutto ideologizzato, «che l’aborto sia un diritto e una conquista – scrive il nostro vescovo* – per questi è una verità incontrovertibile, non negoziabile, una tetragona sicurezza dogmatica » dalla cui posizione ci dissociamo proprio in nome della scienza e della ragione, nonché della fede, che percepisce la vita un grande dono di Dio. «Io credo – continua – che anche uno spirito laico autenticamente tale, pur non credente, dovrebbe essere abitato dal dubbio; dovrebbe porsi delle domande e giungere per lo meno a dire che l’aborto è comunque sempre un dramma che andrebbe evitato e che migliore sarebbe una società dove non ci fosse più».
Consulta delle aggregazioni laicali
* Il riferimento è alla rubrica del vescovo In punta di penna sul settimanale “La Vita”: del 18 aprile 2021.
Morti sul lavoro. Il Vescovo Tardelli: «La sicurezza e la dignità al primo posto»
Il Vescovo di Pistoia, Mons. Fausto Tardelli, esprime la sua vicinanza alla famiglia del giovane di 22 anni morto sul lavoro a Montale e riporta l’attenzione sul drammatico e attuale tema delle morti sul lavoro:
«In un momento come questo di difficoltà sanitaria e sociale, le morti sul lavoro diventano una tragedia nella tragedia. La sicurezza sul posto di lavoro deve essere garantita ovunque per tutelare la vita di chi fa tanti sacrifici per poter sostenere se stesso o la propria famiglia.
Quanto successo a Montale, ma negli ultimi giorni anche a Montecatini ed a Castelfranco di Sotto, non può passare sotto silenzio ed essere trascurato solo perché sono in corso altre emergenze. Esprimo la mia vicinanza e quella di tutta la comunità che rappresento alle famiglie coinvolte da questi lutti».
Pistoia, 03/02/2021
Zona Rossa: le indicazioni dei vescovi toscani
La zona rossa non ferma la vita delle comunità cristiane
Dopo la riunione di lunedì 16 novembre, all’indomani dell’inasprimento delle norme di sicurezza, i vescovi toscani si sono confrontati in videoconferenza per offrire indicazioni comuni alle chiese oggi presentate in un comunicato.
Nel messaggio in primo luogo un pensiero a quanti soffrono a causa della pandemia o ne patiscono le conseguenze (nel corpo, nello spirito e per le conseguenze economiche della crisi), a partire dal card. Gualtiero Bassetti, presidente Cei, ma anche per quanti si preoccupano della salute pubblica.
Il passaggio alla zona rossa — precisa il comunicato — lascia sostanzialmente invariato il quadro di provvedimenti già in atto nelle comunità della regione, di cui segnala, peraltro, l’attenta e responsabile applicazione. Le messe non si fermano e in chiesa è possibile recarsi pur muniti di autocertificazione.
Particolare attenzione è comunque chiesta per la celebrazione delle esequie come per le prime comunioni e cresime che possono essere comunque celebrate. I padrini che risiedessero in comuni diversi da quello in cui saranno amministrate le cresime potranno spostarsi muniti di autocertificazione. Altrimenti si dà dispensa dalla loro presenza. Incontri o momenti comunitari vanno evitati in ottemperanza ai divieti di assembramento promulgati dal Governo. Laddove possibile tutto si svolga in remoto, altrimenti si valorizzino le «Celebrazioni eucaristiche, anche infrasettimanali, destinate specificamente ai ragazzi e alle loro famiglie». Il catechismo non chiude, dunque, ma si trasforma in modalità in modalità che consentano di evitare la diffusione del virus.
Un ultimo invito è rivolto ai giovani, perché si impegnino nelle opere di volontariato che fronteggiano l’emergenza, e agli anziani, perché usino prudenza, nelle uscite e nei contatti. Con prudenza si porti loro la comunione eucaristica.
Poi due varie: i ringraziamenti al Papa e le felicitazioni per l’elezione al cardinalato di Mons. Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena; il riferimento al nuovo messale che entrerà in uso nella prima domenica di Avvento.
Assemblea del 16 novembre 2020
Comunicato finale dei lavori
A seguito del passaggio della Toscana da “zona arancione” a “zona rossa”, nel contesto delle disposizioni governative per far fronte all’epidemia di Covid-19, come Pastori delle Chiese toscane ci siamo confrontati, in videoconferenza, per condividere alcuni orientamenti a riguardo della vita pastorale delle nostre comunità.
Il nostro pensiero si è rivolto anzitutto a quanti soffrono a causa della pandemia e a quanti ne subiscono le conseguenze nella vita sociale: i malati anzitutto – e fra loro un sentimento di fraterna vicinanza lo abbiamo rinnovato al card. Gualtiero Bassetti, come pure ai confratelli Vescovi e ai tanti sacerdoti colpiti dal virus –; i nuovi poveri generati dalla pandemia e coloro che da essa sono stati gettati in ulteriore miseria; i lavoratori, gli imprenditori e gli operatori del commercio per i quali la pandemia ha aperto preoccupanti scenari futuri sul piano economico e sociale. Esprimiamo poi viva gratitudine a quanti nella sanità e nei servizi sociali si prendono cura con capacità e premura di chi soffre, ai tanti volontari che con la loro generosità rafforzano la tenuta del tessuto sociale, a quanti nelle istituzioni hanno la responsabilità delle scelte per il bene comune, agli uomini e alle donne dei nostri territori che in larga maggioranza condividono con diligenza e partecipazione le misure prese per contrastare la diffusione del morbo.
Un ruolo prezioso in questa emergenza viene svolto anche dalle comunità cristiane, che noi Vescovi ringraziamo per l’attenzione e l’impegno con cui applicano le misure che sono state richieste per tenere aperti i luoghi di culto e svolgervi i riti liturgici comunitari, continuano ad animare le attività formative, di incontro e di condivisione della vita comunitaria, promuovono una solerte ed efficace azione caritativa.
Le disposizioni connesse con l’introduzione della “zona rossa” (DPCM del 3 novembre 2020) lasciano invariato quanto già disposto circa l’accesso alle chiese e le celebrazioni liturgiche comunitarie, a cominciare dalle Sante Messe, secondo quanto previsto dal Protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020, integrato dalle successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico. Vogliamo cogliere in questa decisione un riconoscimento per come le misure di contenimento della pandemia sono state applicate fedelmente dalle nostre comunità. Al tempo stesso la sentiamo come un invito a una rafforzata responsabilità. Accesso alle chiese e celebrazioni liturgiche, come è noto, sono connesse all’applicazione di alcune precise disposizioni (autocertificazione, distanziamento, uso della mascherina, igienizzazione delle mani, sanificazione degli ambienti, ecc.) e, al tempo stesso, a un atteggiamento generale di prudenza. Raccomandiamo fortemente un’attenta vigilanza sul rispetto di tali disposizioni, invitando ad accoglierle come espressione di vera carità verso i fratelli.
Particolare attenzione va riservata ad alcune celebrazioni. Anzitutto le Esequie, i cui riti vanno vissuti in modo ordinato, rispettando il distanziamento ed evitando i contatti personali, in specie prima e dopo la celebrazione. È bene che non manchi la consolazione della preghiera al momento del distacco da un defunto, ma tutto deve avvenire in modo da salvaguardare la salute dei presenti e la dignità del rito.
Raccomandiamo attenzione a Prime Comunioni e Cresime, la cui celebrazione in questa situazione di particolare emergenza va mantenuta solo con il consenso dei genitori dei ragazzi, per piccoli gruppi ed evitando forme di festa che comportino assembramenti. Un particolare problema si pone per quanto concerne la presenza di padrini, qualora residenti o domiciliati in altro Comune. Il padrino potrà predisporre l’autocertificazione per motivi di necessità in considerazione del ruolo che deve svolgere. Qualora ciò non sia possibile o ritenuto opportuno, la Cresima potrà svolgersi senza la presenza del padrino (CIC, can. 892), ovvero il cresimando potrà essere accompagnato alla crismazione da un testimone in rappresentanza del padrino.
L’attività formativa e le modalità di condivisione del cammino comunitario, in specie quelle degli organismi di partecipazione, sono espressioni importanti della vita delle comunità. In questi ambiti occorre esercitare la massima prudenza, evitando per quanto possibile occasioni di assembramento che potrebbero risultare pericolose. L’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente sollecitato a evitare le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie. In tal senso si esortano le comunità ad avvalersi per quanto possibile di modalità on-line con cui assicurare il cammino formativo di giovani e adulti, le varie forme di vita associativa, le modalità con cui partecipare a definire il cammino delle comunità.
A riguardo della catechesi dell’iniziazione cristiana di fanciulli e ragazzi, ricordiamo che essa costituisce un itinerario in cui confluiscono la trasmissione di conoscenze circa la fede, l’educazione alla preghiera, esperienze di vita e di comunione. Appare difficile comporre tutto questo nella situazione attuale e, soprattutto dove le strutture non lo consentono, si dovrà accettare di trasferire molto nelle modalità di contatto a distanza permesse dalle nuove tecnologie. Non si chiude quindi il cammino catechistico ma lo si faccia in modalità che consentano di evitare la diffusione del virus. Si suggerisce inoltre di valorizzare Celebrazioni eucaristiche, anche infrasettimanali, destinate specificamente ai ragazzi e alle loro famiglie.
Il Vangelo in questi mesi ha potuto mostrare il suo splendore nei gesti di carità con cui nelle nostre comunità si è venuti incontro al crescente disagio. A questo hanno contribuito anche non pochi giovani che si sono aggiunti ai volontari di vecchia data. Rinnoviamo l’appello ai giovani perché continuino e allarghino questo impegno nel volontariato. A tutti chiediamo di trovare le forme più adatte perché la fraternità dei cristiani continui a generare umana condivisione, intercettando le forme nuove che il disagio va assumendo.
Da ultimo, ma non ultimo, il nostro pensiero va agli anziani, particolarmente colpiti dal Covid-19, ai quali tanto debbono le nostre comunità e l’intera società. Nessuno di loro deve sentirsi solo e lasciato da parte. Possono seguire la vita liturgica con i mezzi di comunicazione sociale; accettino, come segno di attenzione nei loro confronti, la prudenza dei parroci nel visitarli e nel portare loro la Comunione sacramentale. Tutti comprendano la delicatezza del momento e quanto sia importante per loro essere protetti. Vogliamo farlo con l’affetto e la preghiera che meritano le loro vite a cui vogliamo bene.
Chiudiamo questa comunicazione condividendo con le nostre comunità la gioia per la decisione di Papa Francesco di nominare tra i prossimi Cardinali Mons. Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena. Ci rallegriamo con lui e lo accompagniamo con l’augurio e la preghiera.
Si avvicina il tempo dell’Avvento. Sia per tutti un cammino che prepari all’incontro con il Signore Gesù. Egli è sempre presente nella storia, sicuro riferimento in ogni avversità. Con la prima domenica di Avvento in tutte le chiese della Toscana si inizierà a usare la terza edizione del Messale Romano, occasione preziosa per rimotivare le nostre assemblee a curare la fedeltà alle norme, la forma comunitaria, la dignità e bellezza delle Celebrazioni eucaristiche, in cui il Signore si fa vicino. Vieni, Signore Gesù!
Firenze, 16 novembre 2020
I Vescovi delle Chiese della Toscana
Don Vannelli muore in un tragico incidente
Grave lutto in Diocesi
Nella notte di Domenica 18 ottobre, alle ore 21 circa, in un tragico incidente automobilistico è morto don Piero Vannelli (83 anni), parroco di San Biagio in Cascheri a Pistoia.
Nell’incidente è stata coinvolta un’altra automobile, il cui conducente è morto sul colpo. Altri due i feriti.
La Diocesi accompagna con la preghiera entrambe le vittime e i due feriti coinvolti in questa terribile circostanza ed esprime un sincero messaggio di condoglianze a familiari, amici e conoscenti.
«Sono profondamente addolorato – riferisce il Vescovo di Pistoia Mons. Fausto Tardelli — per la scomparsa di don Piero, un uomo buono e mite, di cui ho potuto apprezzare le qualità umane e sacerdotali. Ai parrocchiani rivolgo il mio più sentito cordoglio e la mia paterna vicinanza. Una preghiera particolare, poi, per l’altra vittima dell’incidente e quanti vi sono rimasti coinvolti».
La Chiesa di Pistoia è in lutto per la perdita di questo sacerdote, molto conosciuto e apprezzato.
Nato il 28 maggio 1937 a Pistoia don Piero si era formato presso il Seminario vescovile di Pistoia ed era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1962. Il suo primo incarico fu quello di cappellano presso la parrocchia di San Bartolomeo, dove prestò servizio per due anni, dal 1962 al 1964; successivamente è stato parroco a Pianosinatico dal 1964 al 1967, quindi a Sarripoli dal 1967 al 1974, poi a Canapale dal 1974 al 1982. In quell’anno fu spostato presso la parrocchia di San Biagio in Cascheri dove svolgeva tuttora servizio. Accanto all’ufficio di Parroco don Piero ha svolto anche l’insegnamento della religione cattolica nella scuola media. Dal 2011 era assistente ecclesiastico dei Coltivatori diretti. Tra gli altri incarichi è stato anche amministratore del Seminario Vescovile e direttore dell’Ufficio Pellegrinaggi diocesano.
(comunicato UCS)
Chiusa temporaneamente al culto la chiesa parrocchiale di Vicofaro
PISTOIA – In data odierna – giovedì 15 ottobre – monsignor Tardelli ha disposto la temporanea chiusura al culto della Chiesa di Santa Maria Maggiore in Vicofaro.
«Vista l’ordinanza del Sindaco di Pistoia n. 956 del 14 ottobre 2020, con la quale si ordina di impedire l’accesso ai locali e alle pertinenze esterne della Parrocchia di Santa Maria Maggiore in Vicofaro, a motivo di profilassi contro la diffusione della malattia infettiva Covid-19 – afferma il vescovo nel testo della disposizione – nell’intento di tutelare la salute pubblica, collaborando con le autorità sanitarie preposte; col presente atto dispongo la chiusura al culto della Chiesa parrocchiale di S.Maria Maggiore in Vicofaro, fino a cessazione dell’emergenza dichiarata dalle competenti autorità».
I parroci vicini si presteranno con piena disponibilità alle richieste dei parrocchiani di Vicofaro.
«Colgo questa dolorosa occasione – prosegue il vescovo – per invitare tutti a comprendere che ora non è il momento delle critiche o delle recriminazioni. A puntare il dito non si risolve niente. Ora è il momento di unirci tutti per risolvere al meglio questa nuova emergenza che si va a purtroppo a sovrapporre a quello che era sembrato finalmente un promettente avvio di soluzione condivisa della questione dei migranti accolti a Vicofaro. Cosa che si spera possa essere ripresa quanto prima».
Episodio razzista. Nota stampa della Diocesi
Episodio razzista Pistoia, la diocesi: «Fatto da non sottovalutare, non abbassare la guardia. Pistoia è una città accogliente e dal cuore grande».
PISTOIA – In merito al fatto di cronaca a sfondo razziale denunciato da Filcams Cgil e dalle Rsu del negozio Unicoop di Pistoia, la Diocesi esprime dispiacere per l’episodio che richiama l’attenzione sul latente clima di razzismo e xenofobia che si respira negli ultimi anni nel paese. Un episodio certamente isolato e al tempo stesso da non sottovalutare, avvenuto in un contesto di accoglienza diffusa da parte di una città e un territorio che invece hanno grande cuore. Il prossimo autunno porterà inevitabilmente con sé molte preoccupazioni, dovute agli effetti, economici, sanitari, psicologici del Covid-19, che ancora attanaglia le nostre vite. In questo quadro sarà quanto mai facile cercare dei capri espiatori nei più deboli e fragili. Teniamo dunque alta la guardia, in gioco c’è la nostra umanità.
(25 agosto 2020)
Rapporto Arpat: la preoccupazione della diocesi
«Evitare allarmismi, ma la situazione è seria. Indirizzare il dibattito su soluzioni concrete per ridurre l’impatto ambientale, anche attraverso la creazione di marchi».
PISTOIA – 21/07/2020 A seguito dell’ultimo rapporto Arpat sulla situazione delle acque in provincia di Pistoia si sono nuovamente riaccesi i riflettori sui problemi di inquinamento nel settore “green”, in particolare con la massiccia presenza dell’erbicida Glifosate nelle acque superficiali.
Preoccupano in particolare le note del rapporto: «È possibile affermare che il superamento degli Standard di Qualità ha interessato un significativo gruppo di corpi idrici, per i quali sussiste un concreto rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità previsti dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale. Si fa presente che diversi obiettivi non raggiunti sono stati già oggetto di proroga, con scadenza prevista per il 2021».
L’ultimo monito dell’Arpat preoccupa anche la Chiesa di Pistoia, negli ultimi anni sempre attenta alle dinamiche sociali ed economiche e sui relativi risvolti sociali e i loro impatto sul futuro.
Quella del vivaismo è una realtà fondamentale, strettamente legata a Pistoia e al territorio della piana. Questa realtà imprenditoriale, radicata da oltre un secolo, nonostante la crisi economica degli ultimi anni, ancor più quella recente, continua a garantire lavoro e dignità a migliaia di famiglie, rappresentando un importante volano di sviluppo ed esprimendo alti valori di professionalità e competenze insieme ad una indiscussa capacità imprenditoriale, ha permesso l’espandersi del comparto del verde fino a raggiunge ben 56 Paesi del mondo.
L’industria del verde ha plasmato il paesaggio con un innegabile e significativo impatto sull’ambiente per l’utilizzo massiccio di risorse quali acqua e terra, come evidenziano da tempo gli annuali rapporti di ARPAT. Non meno preoccupanti sono i dati relativi all’inquinamento da sostanze chimiche del suolo e delle acque, sia superficiali che di falda, che fanno temere ricadute pesanti e prolungate nel tempo. Probabilmente un prezzo davvero alto in termini ecologici.
Il richiamo alla finitezza delle risorse naturali presente nell’Enciclica “Laudato si” torna insieme all’invito già rivolto da mons. Tardelli ai vivaisti: guardare in faccia la realtà evitando le tentazioni di sfruttare tutto quanto il Creato mette a disposizione. Un richiamo alla responsabilità di ognuno e di ciascuno a riflettere sui limiti alla presunzione manipolatrice dell’uomo e alla salvaguardia delle risorse in particolare le generazioni future.
Fuori da allarmismi, occorre riflettere ed agire prima che sia troppo tardi.
Su questo punto vogliamo condividere alcuni auspici per stimolare il dibattito e indirizzarlo verso soluzioni da perseguire sulla via della sostenibilità. In primo luogo, come già affermato dal vescovo in molte occasioni, è ormai urgente che si creino sinergie importanti fra le aziende per investire maggiormente in ricerca e sviluppo, in particolare per la creazione di strumenti, finanche veri e propri marchi di filiera, che certifichino i prodotti pistoiesi come “Water Bio”. Inoltre, per fronteggiare la drammatica crisi dei “piccoli” vivaisti, specialmente in questo contesto di crisi generale, la Chiesa di Pistoia e il suo vescovo chiedono ai tavoli di lavoro, alle categorie tutte, alle istituzioni e agli istituti di credito, di ideare strumenti ad hoc per l’aiuto alle microimprese del settore green, senza alcun dubbio le più colpite oggi e le più in difficoltà nel trovare risorse idonee da investire nella ricerca e nello sviluppo di processi e prodotti con minor impatto ambientale.
Tardelli: «Basta con le battaglie politiche a Vicofaro»
«Basta con le battaglie politiche sulla pelle della parrocchia. La polemica continua non ha permesso né di comprendere, né di affrontare la vicenda di Vicofaro»
I punti del vescovo di Pistoia che fanno chiarezza su una realtà complessa
PISTOIA 30/06/2020 – Ecco il testo dell’intervento di mons. Tardelli relativo alla situazione della parrocchia di Vicofaro, anche alla luce delle ultime polemiche.
«Negli ultimi giorni, da più parti, sono stato chiamato in causa sulla vicenda della parrocchia di Vicofaro, e quindi vorrei precisare alcune cose:
1.
Il vescovo, quale successore degli apostoli, ha un compito particolare che non è assimilabile a quello di alcun’altra autorità civile. La sua è una autorità puramente morale e non può che esercitarla nel senso evangelico della misericordia. Non è un potere ma un servizio, sul modello del Buon Pastore che va in cerca di tutte le sue pecore.
2.
In questi tre anni di polemiche continue, ho avuto modo però di parlare diverse volte e in modo molto chiaro. L’ho fatto per es. dopo la Santa Messa blindata dalle forze dell’ordine, l’ho fatto dopo i controlli avvenuti in parrocchia, nel momento delle minacce a don Massimo, e, ultimamente, per spiegare il faticoso lavoro della diocesi per superare l’emergenza del sovraffollamento. I miei interventi sono agli atti. Forse ci si aspetta dal Vescovo una soluzione che non è però nella sua disponibilità. Sia perché supera le sue competenze, sia perché non è conforme allo stile di azione di un vescovo, chiamato com’è ad essere il più possibile simile al Buon Pastore.
3.
Altre sono le autorità preposte all’ordine pubblico, alla salute pubblica, alla sicurezza sociale e a far rispettare le leggi. Queste hanno anche la forza per poter agire e hanno tutte le possibilità di muoversi. Da parte mia, più volte ho dichiarato che non mi sarei mai opposto ad alcuna azione delle pubbliche autorità volta alla tutela della sicurezza dei cittadini o al rispetto delle leggi, laddove si fosse ritenuto necessario.
4.
A molti può dispiacere, ma a me dispiace per loro, che si accolgano migranti nel nostro territorio. A parte che i flussi migratori non sta alla chiesa regolamentarli e che la gestione del problema migranti spetta in primo luogo alle istituzioni dello Stato, parlamento e amministrazioni locali incluse, la presenza di fatto sul territorio di queste persone deve pur essere in qualche modo affrontata. Può darsi inoltre che molti non gradiscano proprio che ci si prodighi per i migranti. Non posso farci niente. La mia scelta e la scelta della chiesa è chiara e ribadita più volte dal Santo Padre: l’accoglienza è un valore umano ed evangelico e riguarda in particolare tutti coloro che sono in difficoltà. Dal punto di vista cattolico, sono costretto a dire, ma con convinzione, che non può esistere pratica religiosa e frequentazione di chiesa che si accompagni a sentimenti di rifiuto dei migranti o peggio, di razzismo seppur larvato.
5.
Alla luce di quanto detto fin qui, vorrei fosse chiaro a tutti che il problema non è Vicofaro in sè. Il problema sono invece tutti quei ragazzi ospitati o che gravitano attorno a Vicofaro. Probabilmente non dovevano essere accolti in una realtà così poco adatta. Va bene. Forse dovevano essere seguiti molto meglio? Forse don Massimo, col suo modo di fare, non ha favorito una qualche soluzione del problema? Possiamo concordare. Però non nascondiamoci dietro a un filo d’erba! La questione vera è che questi ragazzi ci sono. Che ne facciamo? Li mandiamo in mezzo alla strada e li lasciamo al loro destino? Li mettiamo tutti in galera? Li rimpatriamo? (soluzione che non è certo in mano alla chiesa). Cosa facciamo di queste persone, tra le quali ci sono tanti bravi ragazzi ma anche ragazzi dalla psicologia fragile, deboli che si fanno invischiare in brutti giri, ci sono i problematici, i violenti? Ancora una volta torno a dire che le Istituzioni dovrebbero, loro, prendersi in carico queste persone, perché il volontariato – e la Chiesa si muove su tale piano – non può farcela a gestire da sola situazioni così complesse.
6.
Tutto questo mi da occasione anche per dire una cosa molto semplice e lampante che vorrei non sfuggisse ad alcuno: don Massimo può essere criticato e sicuramente deve saper riconoscere anche i propri errori. Però si è mosso per cercare il bene, non il male. Ha tentato e tenta di rispondere a bisogni reali e concreti di persone in carne ed ossa, nei confronti delle quali non possiamo rimanere indifferenti o peggio, farci prendere da sentimenti di repulsione. Ci vuole pertanto un po’ di comprensione da parte di tutti, perché l’impresa portata avanti da don Massimo non è né facile né gratificante. E’ bene ricordarlo: i poveri, gli ultimi, i senza fissa dimora non sono sempre bravi, buoni, puliti, educati….. Ed è questo il motivo per cui, pur cercando di correggerne tutte le storture, ho avallato nella sostanza quel che veniva fatto a Vicofaro, distinguendo sempre tra limiti della persona e l’opera portata avanti. Ed è anche questo il motivo per cui il Santo Padre Francesco, attraverso il suo Cardinale elemosiniere ha fatto giungere non molto tempo fa, un’offerta di 20.000 euro a sostegno dell’opera.
7.
A Vicofaro esiste anche un problema relativo alla parrocchia. Non è che non ne sia consapevole. Ma, come sempre dico, i problemi in famiglia – e la chiesa è sostanzialmente una famiglia – si devono risolvere col dialogo, con la partecipazione, con il convenire, cercando di darsi una mano reciprocamente. Non si risolvono certamente mandando via qualcuno, fosse anche il parroco. Considerando poi che trasferire o rimuovere un parroco non può mai essere un atto di semplice autorità. Siamo chiesa, non un esercito! Certamente c’è un limite a tutto e anche nella chiesa sono possibili procedimenti canonici a tutela dei diritti dei fedeli e del bene comune. Procedimenti che hanno però bisogno di una loro formalità.
8.
Ci sono problemi di ordine pubblico? Si. Penso di si. La vita nel quartiere è diventata difficile? Si. Però due cose. La prima è che non tutti gli abitanti del quartiere la pensano allo stesso modo. E anche nella città, sono molti coloro che appoggiano l’esperienza di Vicofaro così com’è portata avanti. La seconda è che, pur rammaricandomi fortemente di questi disagi e pur essendomi raccomandato più volte di rimediare, il potere di far rispettare l’ordine pubblico non è nelle mani del Vescovo.
9.
Voglio far notare poi che da sempre la diocesi cerca di dare una soluzione anche alla questione Vicofaro. Soltanto in questi ultimi tempi, con notevole impegno, si è data da fare per ricollocare in strutture più adeguate e seguite da personale competente, parecchi ospiti presenti a Vicofaro, andando a capire quale fosse realmente la complessità e la problematicità della vicenda, narrata, in un modo o in altro, più per i media e per la strumentalizzazione politica che con la volontà di comprendere davvero.
10.
In questo senso una parola la devo dire anche sul denaro. Qualcuno ha detto che tutto è motivato dai soldi. Niente di più falso. È bene che si sappia che la diocesi non ha mai intascato alcunché dalla gestione dei migranti. Attualmente, con le magre risorse che ha, sta sostenendo tutte le spese, perché i ragazzi che sono attualmente presenti a Vicofaro, per nessuno di loro lo Stato passa un centesimo: è bene che lo si sappia. La diocesi, quel poco che ha, lo sta mettendo a disposizione, nella speranza che le Istituzioni si facciano carico almeno di questo aspetto della questione.
11.
I giorni che seguiranno non saranno facili, e voglio fare ancora un appello, alla diocesi e alla città tutta, pur consapevole del rischio di restare inascoltato, come spesso purtroppo è accaduto. A Vicofaro non si combatte una battaglia tra schieramenti politici; tra chi è a favore e chi è contro. Tra destra e sinistra. Non può essere l’occasione per condurre lotte partitiche. Anche le scadenze elettorali regionali devono restare fuori, e la presenza a Vicofaro di esponenti politici in lotta per le elezioni regionali, siano a favore o contrari a quanto lì viene fatto, è assolutamente deleteria e da evitarsi in ogni modo. La politica cessi di strumentalizzare questa vicenda una volta per tutte! Solo nell’ascolto reciproco, nell’attenzione all’altro, nel farsi carico senza ideologie dei problemi delle persone, nel venirsi incontro, si può trovare qualche soluzione. Non con le urla, non con le contrapposizioni, non nelle polemiche o nelle provocazioni ma nella ricerca fatta di dialogo. A Pistoia questo è possibile? La domanda non è retorica. Eppure io credo che dobbiamo tutti sforzarci perché sia possibile».
+ Fausto Tardelli
Incontro alla gente nelle parrocchie
Nei prossimi fine settimana monsignor Tardelli celebrerà in alcune comunità della diocesi
PISTOIA – Una nuova ripartenza, anche nei rapporti e nella valutazione delle ferite, degli insegnamenti e, perchè no, dei piccoli miracoli che rimangono dopo tre mesi di confinamento e chiusura a causa del Covid-19.
«È il momento di tornare a incontrare la gente nei diversi territori della diocesi – afferma il vescovo Tardelli – dopo la pausa forzata dettata dalla pandemia voglio visitare le comunità celebrando la messa nelle parrocchie più popolose dei vicariati».
«Visto che non c’è stata la possibilità di svolgere incontri pastorali, né di celebrare le cresime, come di ricevere visite — spiega il vescovo —, mi è sembrato che fosse bello andare a incontrare le diverse realtà parrocchiali, per ricucire un contatto con le comunità più popolose della diocesi dopo questo periodo di lontananza».
Monsignor Tardelli celebrerà le messe domenicali in alcune parrocchie attraversando in lungo e in largo il territorio diocesano. Le prime visite sono partite la scorsa settimana con la celebrazione a Poggio a Caiano, nella solennità del Corpus Domini, seguite dalla messa a Casalguidi di sabato 20, andranno avanti fino primi di agosto. Tutte le celebrazioni, almeno fino a nuova disposizione, saranno svolte secondo le modalità previste finora nell’applicazione delle misure di sicurezza anti-covid, con un numero contingentato di fedeli. Ecco il calendario delle messe: domenica 21 alle 10.30 nella chiesa di San Pietro ad Agliana, sabato 27 giugno alle 18.30 nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Bottegone; domenica 28 alle 11 al Sacro Cuore di Montemurlo, sabato 4 luglio alle 18.30 presso la parrocchia di S. Maria Assunta a Quarrata, domenica 5 luglio alle 11 nella chiesa della Santa Croce di Vinci. Sabato 11 luglio alle 18 presiederà la messa nella pieve di San Michele Arcangelo a Carmignano, sabato 18 alle 18 a Pistoia presso la Chiesa della Vergine, mentre domenica 19 luglio alle 10 nella chiesa di Santo Stefano a Lamporecchio. Ultimo appuntamento, dopo i festeggiamenti iacobei, domenica 2 agosto alle 10.30 a Limestre con una celebrazione all’aperto per la Festa della Madonna della neve.
Michael Cantarella